Per salvare le imprese andare oltre i vincoli burocratici

Analizziamo il provvedimento, senza volontà di giudizio, con l’obiettivo di fornire spunti di riflessione nell’ottica di volere essere propositivi e per quanto possibile dare il proprio contributo.

Entriamo nel merito della proposta e partiamo dalla prima misura: costituzione di un Fondo di rotazione per l’erogazione di finanziamenti a tasso agevolato a favore di aziende e professionisti. Partendo dal presupposto che come nelle fasi posteriori a guerre o calamità naturali, anche per il dopo emergenza da coronavirus è presumibile una forte ripresa economica, i cui tempi e forza dipenderanno però dall’ampiezza delle imprese che saranno riuscite a ristrutturarsi, dalla disponibilità reddituale dei consumatori, dall’elasticità della domanda e infine dallo stato di prostrazione accumulato, è assolutamente necessario cercare subito di preservare la vita della maggior parte delle imprese. Seguendo il ragionamento, il fondo di rotazione dovrebbe perseguire prioritariamente questo obiettivo.

Come noto, è già in atto una drammatica crisi di liquidità, senza precedenti. Serve un intervento immediato, che sappia andare oltre taluni vincoli burocratici.

Veniamo al dettaglio. Si prevede possano fare richiesta di finanziamento le aziende con volume d’affari medio non superiore a 350.000 euro; l’importo dei finanziamenti non può essere superiore al 20% del volume d’affari dell’anno 2019; la durata non superiore a 10 anni, il tasso d’interesse fisso pari allo 0,1%.

Ragioniamo sui numeri: il limite di volume d’affari fissato a 350.000 euro porta ad escludere interi settori dell’economia valdostana. Penso all’edilizia, ma anche al turismo. La sfida è trovare soluzioni che includano e non facciano selezione. Proviamo a prendere spunto dalle recenti misure governative: nessun limite in termini di volume d’affari per l’accesso, e finanziamenti non superiori al 25% del fatturato e comunque per un importo massimo di 25/30.000 euro. In questo modo le imprese di piccole dimensioni avrebbero una soluzione alternativa a quella prospettata dal Decreto Liquidità. Le aziende più strutturate una soluzione ponte in attesa dei tempi incerti del Governo.

Quando si verificano eventi straordinari come quelli che stiamo vivendo, di solito si cerca di dare sollievo con contribuzioni a fondo perduto. Inteso che la cura finanziaria in questo momento, per motivi di budget, di disponibilità delle risorse, non può essere altro che nuovo debito per le imprese, che la somministrazione del farmaco sia la più rapida possibile e che si limitino al massimo gli effetti collaterali. Traducendo, accesso rapido e durata dei prestiti di almeno 10 anni. In queste circostanze la Regione può assumere il ruolo di investitore a supporto del mondo produttivo valdostano. Ne avrà ritorno tramite le imposte locali, l’IRAP e minor spesa futura in termini di welfare. Una notazione piuttosto tecnica.

Comprendo il ragionamento, pur condividendolo, comunque non destinerei il Fondo ai soggetti che hanno avviato le procedure per la chiusura della attività o hanno messo in liquidazione la propria società. In parte se ne occupa già il DL Liquidità; si rischia di disperdere risorse economiche.

La Proposta prevede, poi l’integrazione degli ormai famigerati 600,00 euro che l’INPS e casse previdenziali private devono ancora erogare. Si potrebbe affinare il coordinamento tra norma nazionale e regionale, mantenendo l’indennità prevista dal PdL 56 di 400,00 euro per il mese di marzo, riducendola a 200,00 euro ad aprile. Per quest’ultimo il Governo ha previsto un’indennità di 800,00 euro. In entrambi i mesi i lavoratori autonomi beneficerebbero di 1.000,00 euro a fondo perduto. La parte di budget risparmiata potrebbe essere utilizzata per integrare l’indennizzo a favore delle categorie prive di altre modalità di sostegno al reddito previsto sempre dal PdL 56.

Ancora in tema di fondo perduto, viene stanziato un indennizzo ai titolari di affitto ad uso non abitativo. E’ da valutare l’effettiva incidenza della misura. I canoni per la locazione diverse dall’abitativo sono mediamente alti in Valle d’Aosta. La franchigia di 500 euro potrebbe ridurre l’efficacia del provvedimento. La Proposta, poi, ha il merito di estendere l’indennizzo a tutte le categorie catastali, però non prende in considerazione gli affitti di aziende o di rami di attività. Pratica contrattuale diffusa prevalentemente nel settore turistico alberghiero e non solo. Mi chiedo se le risorse assegnate alla misura, qualora riallocate, non potrebbero rendere più efficace il Fondo di rotazione che vedrebbe incrementata la propria “potenza di fuoco”, per utilizzare un’espressione cara al nostro Premier. In maniera indiretta si darebbe egualmente copertura ai costi fissi come lo sono i canoni di locazione.

Condivisibile il rinvio della prima rata dell’IMU al 16 dicembre 2020. In autunno, mi auguro ad epidemia sotto controllo, si potrà ragionare se adottare uno sconto sulla medesima parametrato ai mesi di chiusura. In tema di imposte sarebbe auspicabile fin da subito, a livello nazionale, una revisione organica del calendario fiscale. Le attuali sospensioni operate di mese in mese sono del tutto irrazionali. Esasperano il nostro lavoro, creano confusione ed incertezza.

Sempre in tema di imposte condivido e capisco la ratio alla base dell’istituzione della no tax area all’addizionale IRPEF regionale per l’anno di imposta 2019. Assumendo una posizione oggettiva e facendo una valutazione tecnica, devo concludere che il beneficio effettivo per ogni contribuente è risibile. Trattandosi di redditi lordi fino a 20.000 euro, stiamo parlando di risparmi di imposta piuttosto modesti e difficilmente percettibili in termini di beneficio per il contribuente.

Destinerei il Budget riservato alla no tax area al Fondo di rotazione. Il mantra dovrebbe essere “liquidità alle imprese”. Se ci pensiamo bene riallocando queste risorse insieme con quelle stanziate a sostegno dei canoni di locazione si è in pratica triplicato il budget del Fondo di rotazione.

Scrivendo mi viene in mente Alfredo Battisti, arcivescovo di Udine, che l’indomani del terremoto che negli anni 70 colpì il Friuli Venezia Giulia disse: “prima la fabbriche, poi le case, poi le chiese”. Ricordiamoci che è necessario preservare la vita della maggior parte delle imprese. Purtroppo il lavoro non si può creare per decreto, servono aziende ed imprenditori.

Concludiamo l’analisi occupandoci delle misure che riguardano le famiglie e i lavoratori dipendenti, ossia l’indennizzo ai lavoratori dipendenti che beneficiano di ammortizzatori sociali, il bonus a favore dei soggetti con figli a carico e l’indennizzo a favore degli studenti universitari (elenco per necessità di sintesi). Non fraintendetemi, sono tutte azioni condivisibili. Dovendo fare i conti con un budget limitato, questi tre interventi che di fondo riguardano le medesime categorie di soggetti frammentano il pacchetto di soluzioni che può risultare troppo articolato. Si corre il rischio di avere una dispersione delle risorse economiche, riducendone l’efficacia. Mi concentrerei sull’indennizzo ai lavori dipendenti che beneficiano di ammortizzatori. Punterei ad incrementare lo stanziamento a supporto dell’integrazione dello stipendio di coloro che sono in cassa integrazione.

Non richiedono commenti le risorse destinate agli enti locali per la solidarietà alimentare e l’accesso alla rete internet. Si deve solo procedere.

Siamo arrivati in fondo al nostro percorso nell’articolato del PdL 56. Probabilmente con la citazione dell’arcivescovo Battisti mi sono creato qualche antipatia, ora mi faccio anche qualche nemico: quanto è un’utopia pensare ad una spending review emergenziale? E’ impensabile rivedere alcune spese pubbliche limitatamente al periodo di serrata per liberare ulteriori risorse a sostegno della proposta di legge regionale n.56?

Paolo Attilio Laurencet - Consulente ad Aosta

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